Bal en Chine

Creazione 2013


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© Gérard Truffandier

 



Coreografia Caterina Sagna
Testo Roberto Fratini Serafide
Interpreti Alessandro Bernardeschi, Chinatsu Kosakatani o Chiharu Mamiya, Cécile Loyer, Mauro Paccagnella e Kenji Takagi o Davide Sportelli.
Costumi Tobia Ercolino
Musica Arnaud Sallé 
Luci Philippe Gladieux
Responsabile palcoscenico e scuono  David Ferré o Jérémie Morizeau
Realizzazione costumi Vanna Bellini
Amministrazione, produzione et distribuzione Bureau Cassiopée
Produttore delegato Al Dente
Coproduzioni Centre Chorégraphique National de Roubaix Nord-Pas-de-Calais – Carolyn Carlson - Red brick project / Pôle Sud, scène conventionnée pour la danse et la musique, Strasbourg / Centre Chorégraphique National de Rillieux-la-Pape / L’Espal, Scène conventionnée, Le Mans / Réseau Escales Danse en Val d’Oise, grâce à la participation du Ministère de la Culture et de la Communication (DRAC Ile-de-France), L’apostrophe, scène nationale de Cergy Pontoise et du Val d’Oise, Théâtre Paul Eluard de Bezons, scène conventionnée, la Direction de l’action culturelle de la Ville d’Eaubonne - l’Orange Bleue*, Espace culturel d’Eaubonne, et le Conseil Général du Val d’Oise / l’Avant-Scène Cognac, Scène conventionnée « inclinée danse » / Charleroi danses - Centre chorégraphique de la Fédération Wallonie-Bruxelles.
Con il sostegno di Centre Chorégraphique National de Nancy-Ballet de Lorraine e di King’s Fountain.


La compagnia Caterina & Carlotta SAGNA è sostenuta da la DRAC Ile de France - Ministère de la Culture et de la Communication.

Caterina Sagna è artista associata al CCN Roubaix Nord-Pas-de-Calais.
Caterina e Carlotta Sagna sono artiste associate a Pôle sud, scène conventionnée pour la danse et la musique - Strasbourg.



Presentazione

Indubbiamente, sono arrivati i Cinesi. Sento le osservazioni della gente, i luoghi comuni e soprattutto la paura. I Cinesi incarnano una segreta minaccia, sono il bersaglio che mettiamo in luce quando siamo raggruppati e ci sentiamo ben protetti. Tra di noi, possiamo finalmente parlarne: siamo sufficientemente distanti per esaminare, supporre, incriminare. Insieme, rafforziamo l’immagine del nemico illudendoci così di vederlo meglio. In realtà, stiamo solo alimentando reciprocamente il bisogno di avere un nemico. Altrimenti la paura non esce. Senza via d’uscita, la paura si attorciglia dentro e fa troppo male.
Nello spettacolo, i Cinesi sono il pretesto per dare forma a un’inquietudine di fondo, senza nome e proprio per questo spaventosa.

Bal en Chine si sviluppa verso l’interno: avanza dall’ipocrisia di un conformismo insolente verso le radici, cercando le origini del disagio. Un titolo che suona in un modo e dice anche altro, specialmente se pronunciato da uno straniero. Un titolo innocente che vela o rivela una seconda immagine. Un punto di partenza che potrebbe indicare la direzione sbagliata. Una falsa pista.
Di fatto, in scena non c’è alcun cinese, ma alcuni interpreti potrebbero esserlo, visti con occhi distratti (e soprattutto non a mandorla). Qualcuno, invece, non assomiglia affatto a un cinese ma crede di esserlo. 
Le relazioni tra i personaggi hanno origine da presupposti erronei, primo fra tutti la confusione di identità, e quindi si sviluppano nella distorsione. La difficoltà di rapporto con l’esterno, non fa che rispecchiare candidamente l’affanno che i protagonisti si portano dentro. Bal en Chine insegue l’agitazione che ci opprime quando perdiamo l’equilibrio, quello intimo, tutto nostro. Fruga nel cumulo di incriminazioni che seppellisce la calma che vorremmo.

Bal en Chine è la domanda di partenza, il pretesto. La falsa pista che seguiremo fino in fondo.