La Testimone

Creazione 1999


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Coreografia e interpretazione
Carlotta Sagna, Caterina Sagna
Testi originali
Lluïsa Cunillé
Musica originale
Rombout Willems
Costumi
Tobia Ercolino
Luci
Nuccio Marino

Traduzione dal catalano Gina Maneri (in italiano) - John London (in inglese) - Edmond Raillard (in francese)

Musica eseguita da
Coen van het Hof (trombone) - Jan Harshagen (corno) -Simon Wieringa (tromba) - Peter-Paul van Hest (ingegnere del suono)

Coproduzione
Festival Sipario Ducale - Pesaro e Urbino (Italia)
Compagnia Sutki - Torino (Italia)
Needcompany - Bruxelles (Belgio)
Vooruit - Gent (Belgio)
Teatro Fondamenta Nuove - Venezia (Italia)
Teatro Comunale di Cagli - Pesaro e Urbino (Italia)



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[...] Ultima tappa di una trilogia preceduta da Cassandra (lavoro incentrato sul rapporto tra volontà e destino) ed Esercizi spirituali (sul rapporto tra volontà e fede), La testimone assume gli aspetti della vita contemporanea ed è un’indagine sul rapporto tra la volontà individuale ed il mondo esterno. Considerando la realtà quotidiana portatrice di una verità nascosta, con mia sorella Carlotta abbiamo costruito un personaggio che si evolve grazie all’osservazione della realtà. La ricerca della propria identità e l’indagine interiore, si esprimono attraverso il continuo nominare le cose che costituiscono il suo universo. La comunicazione si apre progressivamente verso l’esterno, man mano che aumenta la coscienza della realtà che la circonda e quindi il nominare le cose si fa via via più articolato. Nello spettacolo sono inseriti dei brevi testi commissionati per La testimone a Lluïsa Cunillé. Ogni singolo pezzo svela un frammento di realtà ed è sviluppato su di uno dei cinque sensi, considerati il veicolo che ci permette il contatto con l’esterno. Ad osservare i tentativi di comunicazione del personaggio principale, oltre al pubblico, c’è in scena una seconda figura. Abbiamo cercato di non chiudere la funzione di questo testimone in un ruolo preciso: sfruttando la nostra somiglianza ed insistendo su di una staticità quasi costante, abbiamo aperto le possibilità che si tratti di una sorta di specchio che rimanda sia a quanto accade in scena che alla posizione di osservatore intrinseca ad ogni spettatore. [...]
Caterina Sagna 
Frankfurt, 1999
da un’intervista con Susanne Winnacker



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“[...] Passeggio qualche minuto per la strada senza incontrare nessuno, c’è solo qualcuno che di tanto in tanto mi guarda da una finestra, dietro le tende. Entro in un bar vuoto e aspetto al banco qualche istante, ma poiché non arriva nessuno mi dirigo alla porta per andarmene, a questo punto però vedo un juke-box e mi avvicino, scelgo una canzone e introduco una moneta, dopo qualche secondo la musica comincia a suonare, improvvisamente qualcuno mi afferra da dietro, cerco di girarmi ma è più forte di me, così alla fine smetto di divincolarmi, mentre la musica continua a suonare. Gli chiedo chi è, ma non mi risponde. La musica del juke-box finisce e a questo punto mi chiede se voglio che metta un’altra canzone, io lo prego di lasciarmi andare, ma lui mi chiede di nuovo se voglio sentire un’altra canzone, io allora rispondo di no. Mi dice che gli è rimasta una sola moneta e che metterà la canzone che voglio io. Io gli ripeto che preferisco che non ne metta nessuna, che preferisco non sentire niente, allora mi dice che è impossibile non sentire niente, che si sente sempre qualcosa, gli ripeto che non voglio sentire niente, mi mette entrambe le mani sulle orecchie e mi chiede se sento qualcosa, io gli dico che sento la sua voce, mi preme più forte le mani sulle orecchie e mi chiede di nuovo se sento qualcosa, io gli rispondo di sì, che sento la sua voce, allora mi stringe più forte la testa tra le mani e mi chiede di nuovo se sento qualcosa, io rispondo di sì, che sento ancora la sua voce, mi stringe ancora più forte la testa e allora non sento più la sua voce, sento soltanto il sangue che mi martella le tempie, allora grido, perché non sento neppure più la mia voce, soltanto il sangue che mi martella ancora più forte le tempie. [...]”
Lluïsa Cunillè
La testimone - Traduzione dal catalano di Gina Maneri



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Protesa verso il baratro della platea come Alice davanti allo specchio incapace di riflettere, una donna senza nome evoca i frammenti di una storia privata, o forse denuncia semplicemente la necessità di un interlocutore, di un “altro” che la strappi e la restituisca a se stessa. 
Seduta in disparte, vigile, la testimone ascolta, osserva: pronta a dare una misura, a offrire un limite a esitazioni e smarrimenti; pronta a rialzare chi sta per soccombere nella lotta con l’angelo; pronta a sparire oltre il baratro, dietro lo specchio, là dove noi spettatori - altri testimoni - rimaniamo, in silenzio, a osservare.
Andrea Nanni