Exercices spirituels

Creazione 1998

Da Ignazio de Loyola



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Coreografia e interpretazione
Caterina Sagna
Musiche
Roberto Paci Dalò
Elementi Scenici e costumi 
Tobia Ercolino
Luci
Nuccio Marino


Commissionato e coproduotto dal Centro d' Arte Vooruit di Gand (Belgio).

 


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Prendendo spunto dagli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, lo spettacolo visualizza un esercitante intento ad eseguire la pratica suggerita dall’autore.
Si tratta di mettere in scena un manuale di meditazione che ha lo scopo di guidare verso l’identificazione con un modello immaginario.
Nel testo, le tappe che segnano la progressione sono caratterizzate da un costante e ossessivo confronto (con Dio), mentre in scena l’interprete ha come elemento di riferimento una serie di segni pittorici, che considererà come esempio. Per riuscire ad avvicinarsi a questo modello si dovranno sperimentare diverse vie per comunicare, mediante il corpo, con un elemento statico e perfettamente autonomo, che invece si scoprirà essere estremamente duttile ad ogni proposta.
Si assiste ad un’operazione ipnotica ed ossessiva che attraverso la negazione dell’apparenza infrange lo schema abituale di lettura e di comunicazione.


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LO SPIRITO, LA CARNE.
Jean-Marc Adolphe 
febbraio 1998

“Ogni dipintore dipinge sé”: La danza, pittura mobile di stati del corpo, metafora praticata nel visibile, può essere percepita come un autoritratto di figure dispiegate nella densità di uno spazio scenico, nei vuoti del linguaggio, nella permanenza di una quinta oscura in cui originare l’ostentazione del gesto.
A partire da Les Bonnes (tratto da Jean Genet) che interpretò con sua sorella Carlotta, Caterina Sagna ha impregnato con la sua lunga figura marmorea gli universi disincantati che ha messo in scena e coreografato. Stilista della rappresentazione geometrica, si è liberata dai movimenti declamatori per scavare nell’humus di una danza quasi sonnambolica (Le Sommeil des Malfaiteurs, Le passé reste à venir), per modellare l’armonia del corporeo nella filigrana di certe fonti letterarie (Lenz, tratto da Büchner, Quaderni in ottavo a partire da Kafka, e ancora Rilke, Christa Wolf,...) senza fare pertanto opera di “teatro-danza”.
Queste diverse pièce di gruppo, poste come altrettanti tableaux vibranti di una stessa ricerca estatica, possono essere lette come una serie di “autoritratti”, non come riproduzione di un qualsiasi ego, ma come infinita esplorazione di una solitudine essenziale. E ciò non cancella il lavoro di alterità che feconda la danza. Ogni pittore dipinge se stesso nello sguardo dell’altro, sull’altro. Da questo punto di vista, una delle prove più emblematiche di Caterina Sagna sarà la prima parte di Isoi, strano duo statico con la sorella Carlotta. Due figure gemellari, intercambiabili eppure molto diverse. Potremmo dire: una è di carne, l’altra di spirito. Ma evidentemente nessuno è solo carne o spirito. L’autoritratto che da una pièce all’altra compone Caterina Sagna possiede forse questa frontiera impalpabile, questa fusione sempre tremula tra la carne e lo spirito. Questo dualismo, appannaggio dei mistici più importanti, Caterina Sagna lo fa suo nella ricerca di una danza che è - mistero in atto - la forma di una spiritualità fisica.
Nella danza, la forma ultima dell’autoritratto è il solo; poco importa se questa “riduzione di scala” sia spesso dettata da contingenze economiche: quando i “mezzi di produzione” scarseggiano, il solo rimane l’inalienabile foglio bianco del danzatore-coreografo.
Due anni fa Caterina Sagna creava Cassandra, personaggio mitico, oracolare, le cui profezie sono condannate a rimanere inascoltate. Attorno a una sorda presenza, Caterina -Sagna tesse il distacco e la trance, sgranando il rito con una determinazione e una frenesia che nessuna ragione può contenere.
Eccola oggi frequentare gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, attraverso la lettura di Roland Barthes che Caterina Sagna trasferisce in una problematica di danza. Un esercizio ascetico che mira a sospendere il sentimento, braccando l’emozione nella rarefazione del movimento. Al di fuori di qualsiasi dottrina, Caterina Sagna s’interessa all’aspetto metodico degli Esercizi spirituali, alla loro ostinazione ripetitiva, a ciò che materializza (e umanizza) la divinizzazione dell’esistenza.
Con Tobia Ercolino, pittore e scenografo, immagina un elemento visivo (tela o tableau) che autorizzerà delle interferenze fisiche: strappare, legare, attraversare, ecc. Spirito del quadro, carne della danza. O fors’anche, simultaneamente, il contrario. Un gesto che trasgredisce il visibile per restituire l’essere nella sua perpetua incompiutezza.