Nuda Vita

Creazione 2010

Un spettacolo di Caterina & Carlotta Sagna



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Nuda Vita © Laurent Philippe 



Coreografia Caterina Sagna et Carlotta Sagna
Interpreti Alessandro Bernardeschi, Tijen Lawton, Carlotta Sagna, Caterina Sagna.
Testi Roberto Fratini Serafide, Carlotta Sagna
Creazione Suono  Arnaud Sallé
Luci Philippe Gladieux
Costumi Alexandra Bertaut

Amministrazione, produzione e diffusione  Bureau Cassiopée

Produttore Delegato Association Al Dente
Corpoduzioni Arcadi, La Ménagerie de Verre-Paris, Biennale de la Danse de Lyon, L’Espal scène conventionnée Le Mans, Festival d’Automne à Paris, Théâtre de la Bastille – Paris Centre Chorégraphique National Roubaix Nord-Pas de Calais et RPF/RED Reggio Emilia Danza – Aperto Festival (IT).

Residenze creative la Ménagerie de Verre dans le cadre du studiolab, au CCN Roubaix Nord-Pas de Calais, à la Ferme du Buisson, Scène nationale de Marne la Vallée et L’Espal, scène conventionnée – Le Mans et a bénéficié d’une mise à disposition de studio au Centre National de la Danse – Pantin.  

La compagnie Caterina & Carlotta SAGNA è sostenuta da la DRAC Ile de France - Ministère de la Culture et de la Communication – a titolo di « Aide à la compagnie ».




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Il proposito

Nuda Vita è il semplice dialogo a quattro di quattro persone semplici (cioè semplicemente orribili) che, discorrendo del più e del meno, ogni tanto – inspiegabilmente – ballano, facendo la cosa più anormale del mondo nella situazione più normale (o viceversa?).
Questo: una conversazione banale tra amici (parenti, complici, coautori, amanti, o tutte queste cose assieme, in una confusione un po’ sospetta dei gradi d’intimità). Del più e del meno. Di cose buone e giuste, ma anche di cose molto cattive e ugualmente giuste, grumi di qualcosa in cui a malapena s’inceppa tutto quell’allegro ciarlare. La danza stessa come un piccolo inceppo tra gli altri: la forma più naturale di dire le cose, o la più naturale di non dirle. 
Ma tutto in Nuda Vita è così meravigliosamente fluido che ci si chiede cosa puzzi tanto dietro tanto cameratismo, e se chi parla -e se chi balla- senta tutto quel puzzo; o se il puzzo sia abbastanza organico alla loro natura da poter letteralmente ballarci sopra senza scandalo; se sia più sudicia la spazzatura o l’atto di gettarla quotidianamente. 
Cosa escludiamo di noi? Chi escludiamo? Cosa c’è di più esclusivo che essere totalmente esclusi? E esclusi da chi? O esclusi da che?
Esclusi PERCHÉ? Si può parlarne. E divagarne. E vagarne.

Questo spettacolo in cui il comico affianca il tragico, parla dell’esclusione. L’esclusione che subiamo o che a nostra volta provochiamo come in un circolo vizioso.
L’educazione familiare, il contesto sociale, l’etica collettiva generata dalla società sono lo zoccolo del nostro comportamento.
Crediamo di aver un pensiero autonomo, ma più spesso replichiamo inconsciamente i valori che fanno di noi ciò che siamo, nel desiderio di soddisfare le abitudini del gruppo di appartenenza.
I quattro personaggi provengono dallo stesso contesto, forse sono fratelli e sorelle e sono cresciuti in un ambito in cui gioia e crudeltà si confondono. Non distinguono le nozioni di bene e male, la loro mentalità è innocente, candida. Sono avvincenti e ci appaiono familiari.
Il proposito e i fatti che emergono dai dialoghi sono svuotati da qualsiasi crudeltà perché i personaggi non ne hanno la coscienza e non possono essere dunque in cattiva fede.
Divengono mostri unicamente agli occhi di coloro che li guardano, che a loro volta inevitabilmente confrontano questo comportamento a quello del loro contesto. 
La marginalizzazione subita dai quattro personaggi e che viene riprodotta all’interno del gruppo lasciandoli definitivamente soli, non è che lo specchio in un’altra scala, dell’isolamento in cui ciascuno si ritrova nel momento in cui vede l’altro come diverso e quindi nemico.

 

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