P.O.M.P.E.I

Creazione 2008


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1° scavo : Poco Ortodossi Maldestri Piccoli E Inutili
Napoli - giugno 2008

coreografia Caterina Sagna
drammaturgia Roberto Fratini Serafide
scene e costumi Tobia Ercolino
musiche a cura di Luca Berni
disegno luce Philippe Gladieux
interpreti Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile, Mauro Paccagnella

2° scavo : Presque Oubliées Mais Peut-Être Immortelles
Toulouse, Nantes, Paris - novembre e dicembre 2008

coreografia Caterina Sagna
drammaturgia Roberto Fratini Serafide
scene e costumi Tobia Ercolino
musiche a cura di Luca Berni
disegno luce Philippe Gladieux
interpreti Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile, Mauro Paccagnella
regia e montaggio video Daniele Riccioni
direttore della fotografia e operatore David Becheri
riprese e montaggio audio Carlo Bottos
interpreti video Viviane De Muynch, Maria Fossati, Elena Paccagnella/Pietro Ercolino
produzione Compagnie Caterina Sagna - Association Next (creazione) / Al Dente (tournée) 
coproduzione Napoli Teatro Festival Italia (Napoli), Théâtre de Garonne (Toulouse), Théâtre de la Ville (Paris)
Festival d’Automne (Paris), Théâtre de la Bastille (Paris), Théâtre de l’Agora (Evry), Pôle Sud (Strasbourg)
organizzazione Céline Gaudron
amministrazione Dominique Mahé
segretaria di produzione Napoli Anna Damiani
produttore delegato Francia Théatre de Garonne (Toulouse)
si ringrazia il Teatro Fondamenta Nuove (Venezia)



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Chiamiamo scavi successivi le due fasi, indipendenti ma consequenziali, di P.O.M.P.E.I., che è a suo modo la storia di un ritrovamento, delle sorprese che genera, delle dialettiche che innesca, delle forme che risveglia. Forme, o piuttosto
“calchi”, dissotterrati dal silenzio dei secoli. Buchi dal contorno vagamente umano, sculture al negativo (assenze di scultura), segrete rivelazioni della catastrofe come evento primario che folgora la forma, e che è forse la vera origine, e il vero destino, di ogni forma. In quei vuoti abbiamo immagazzinato ogni sentimento della nostra vulnerabilità, e della nostra possibile eternità : l’oscura consapevolezza di esserci stati e del non esserci più, la nostra Storia fragile, sconfitta dal Tempo. Siamo nella forma che ci sopravvive, e fuori da lei. Tutti qui, tutti a galla nell’adesso : segni gesticolanti, agitati dall’illusione di lasciare un’impronta durevole, dimenticando che è il fossile, nella sua immobilità definitiva, a testimoniare nel tempo l’esistenza di se stesso.

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1° scavo : Poco Ortodossi Maldestri Piccoli E Inutili
Il primo scavo a P.O.M.P.E.I. (città o sigla; non un nome, ma l’intermittenza di un nome) – Poco Ortodossi Maldestri Piccoli E Inutili – debutterà a giugno 2008 per il Napoli Teatro Festival Italia, presso il Teatro Instabile, un ambiente dalle dimensioni assai ridotte che ci interessava per il tipo di esperienza della percezione che può offrire. Esperienza della percezione, che è un viaggio nel dettaglio organico, nel particolare emotivo, nel sintomo collaterale dell’interpretazione. Il dettaglio minimo la cui perdita è la prima mutilazione di ogni forma. L’intimità del luogo consentirà di rinunciare all’enfasi di una recitazione forzata, poiché a interessarci è in primo luogo la misteriosa eloquenza delle forme stesse.
L’accento è posto per questo sulle imperfezioni che sporcano la neutralità generalmente richiesta ai danzatori. Cessando d’essere lo strumento compassato di un’esecuzione, i corpi possono infine squadernare uno spartito di movimento inquinato dall’umanità di ciascuno, e per questo sempre irregolare, difforme. Poco ortodosse, maldestre, piccole e inutili, tre forme d’uomo sgusciano dalla strana, informale colata lavica che invade la scena fino a lambire l’esiguo numero dei presenti. Uomini (o quasi) agitati da una danza superflua che, uccidendo una dopo l’altra le sue forme prestabilite, evidenzia la forza dei segni che involontariamente si porta dietro: i sintomi che forgiano la mappa dell’esperienza di ciascuno, le tracce che svelano le loro debolezze, i dettagli che trasformano la danza di ognuno in un sospetto di umanità, un miracolo di inesattezza, una forma reale.

2° scavo : Presque Oubliées Mais Peut-Être Immortelles
Un secondo scavo sarà presentato alla fine dell’anno in Francia (Toulouse, Nantes, Paris), per proseguire la tournée nel 2009. Pensato per un pubblico più numeroso, è lo sviluppo organico (verrebbe da dire “l’evoluzione naturale”) del lavoro svolto a Napoli. Prevede l’inserimento di tre video, tre pure immagini di donne, chiamate per età differente e differente costituzione fisica a controbilanciare la presenza e fisicità presuntamente “regolari” dei danzatori. Donne, o forse Divinità, Progenitrici, Antenate e in fondo semplicemente Figure che, nella rinuncia a una delle tre dimensioni si scoprono libere, sapienti, anarchiche, innocenti, immemori: la vera alternativa alla concretezza dei corpi vivi che, sulla scena e fuori, vivono la schiavitù di mille necessità organiche, di mille abitudini e pregiudizi.
Depositarie ciascuna di un segreto che è l’ “Eccezione” (o l’eccezionalità) della forma, non interagiscono con i danzatori che per smascherare, nella danza di sempre, un’ordinarietà della forma e della conformazione: quella che vuole uomini
intercambiabili, abilmente addetti al servizio di un’estetica convenzionale, ipnotizzati dal pregiudizio che definisce anomalie le peculiarità, le irriducibilità di ognuno.
Messi a confronto con il prestigio misterioso delle Immagini, gli stessi uomini che al primo livello dello scavo avevano misurato l’ampiezza della loro umanità, scopriranno dettagli ancora più profondi, differenze ancora più sottili, e un dubbio ancora più generale circa la legittimità della forma “uomo”, o circa l’importanza di adeguarsi a quella forma. Invidieranno le entità enigmatiche che li visitano, cercheranno persino di somigliare loro, di rimpiazzarle. Cercheranno di adeguarsi a quel nuovo protocollo della figura, senza sapere che la figura ultima, la forma delle forme, è sovrana e
inadeguata; che è una forma paradossale; che è divina e abietta; che è sempre tutta, e sempre mutilata.
P.O.M.P.E.I. - Presque Oubliées Mais Peut-Être Immortelles incarna così, come una città sepolta dalla catastrofe, il mistero fondamentale della forma, il suo scandalo più segreto. E nell’incontro tra tre danzatori che vogliono essere conosciuti e riconosciuti, trovati e ri-trovati in nome della sola danza, e tre Figure di donna la cui unica danza è essere la forma che sono, P.O.M.P.E.I. percorre le tappe di quel mistero. Scopre cioè le parentele multiple della forma con il rimasuglio, la reliquia, lo scarto. Con ogni tipo di mancanza e di assenza. Ma anche le parentele della forma con ogni tipo di circolarità, ridondanza ed eco. E le sue parentele con ogni tipo di eccedenza ed escrescenza, ogni tipo di carenza e riduzione e mutilazione.
Scopre insomma la regola unica della forma, che è la difformità, e, a tutti i livelli, la Differenza.
Non si può non invidiare il destino del fossile, di quel resto o quell’impronta di qualcosa che è oramai pura forma perché è puro sospetto della vita che fu.
Per questo, l’oggetto di questo doppio scavo, dove tre danzatori che sembravano ritrovare se stessi come uomini scoprono quanto è difficile essere trovati come forme,è un paradosso.
La danza è sempre stata un’atto di fossilizzazione (perché è sempre stata la trasformazione dei gesti vivi in figure molto più che semplicemente vive). Pure, quest’enorme museo di calchi formali e gesti che uscirono dalla Storia per consegnarsi al Tempo, che uscirono dai loro Luoghi per consegnarsi allo Spazio, che uscirono dalla vita per consegnarsi alla danza, è ancora affidato, beffardamente, alla vita dei corpi vivi. Ed ecco il paradosso: se la forma–uomo, l’unica occasione della danza di essere nel mondo, non sia anche il suo unico difetto. Se il corpo sia un difetto della danza. O la danza un difetto del corpo.

Roberto Fratini Serafide, Caterina Sagna